Pillole vietnamite

Arte e cucina vietnamita

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Una parete arredata con bambú naturale e i tavoli apparecchiatiLa via vietnamita

La pittura apre la strada alla cucina

Guardare l’arte vietnamita per capire di più il Vietnam. E perfino la cucina vietnamita, che spesso trasforma i piatti in una tavolozza di erbe e di ingredienti. È come guardare da una porta socchiusa. Sbirciare dal sottoscala di un paese come il Vietnam di cui conosciamo la grande storia ma non i recessi dell’anima.

Illustri vietnamiti sconosciuti

Scorrere i nomi degli artisti vietnamiti è per noi come consultare un elenco telefonico, nomi sconosciuti che non ci dicono niente. Le loro opere però riempiono le sale dei musei asiatici e le mura domestiche dei collezionisti di Singapore o di Tokyo. Eppure restano opere sconosciute nella nostra fetta di mondo. Le sculture ornamentali e i tradizionali dipinti su lacca, dominati dall’oro e dal rosso, appaiono ancora oggi come il background di una storia culturale influenzata a nord dalla Cina e al sud dalla civiltà khmer. Sottintesi e visibili nei disegni delicati e onirici moderni dove l’acqua dei grandi fiumi tocca il cielo, come scrive Marguerite Duras nell’ “Amante“.

La rinascita postguerra

Dopo la fine della guerra e l’unificazione dei due Vietnam, nel 1975, gli artisti sono tornati a guardare fuori dai confini nazionali con più decisione, a studiare le correnti culturali che hanno segnato il Novecento d’Occidente. Dando vita ad un’arte figurativa sempre meno legata alla tradizione. Tanto che dopo il ‘Doi Moi’, l’apertura al mercato della fine degli anni Ottanta, che segue di pochi anni la svolta di Deng Xiao Ping in Cina, la pittura vietnamita ha subito una crescita impetuosa.

La via della pittura

Se dopo la guerra la ritrovata identità nazionale forniva la finestra da cui affacciarsi, con il via libera al capitalismo si è cercata con maggiore intensità una via vietnamita all’arte. Attraversando e rivisitando le principali correnti pittoriche dell’Occidente. Non solo. Gli artisti che prima se ne stavano al riparo dal ‘mainstream’ ufficiale impresso dal Partito comunista vietnamita, si sono fatti avanti. E anche se critici con il sistema politico del paese, si stanno oggi ritagliando un proprio spazio.

Una classe intellettuale non organica

Una tela di un pittore affermato può costare 5mila euro, può superare facilmente anche i 10mila, nelle valutazioni dei collezionisti asiatici. E se tra i capitoli degli investimenti statali, gli stanziamenti destinati all’arte sono ancora inesistenti, i pittori vietnamiti, promossi dalle gallerie di Hanoi e Ho Chi Minh city, hanno ormai un loro mercato. Perfettamente sconosciuto a noi europei, ma ce l’hanno. Anche se scarsamente celebrati dalla nomenclatura comunista, che guarda ancora con sospetto una ‘classe intellettuale’ che si muove seguendo soltanto la traiettoia personale. E che a volte vive la ricerca come un altrove, se non una liberazione e un distacco dalla realtà politica attuale.

L’arte in Vietnam

Visitare il museo di “fine arts” di Ho Chi Minh city del resto, è un’esperienza chiarificatrice del posto dell’arte in Vietnam, un paese che da un quindicennio cresce al ritmo del 6-7% l’anno, all’inseguimento del mito del benessere occidentale. Un paese che ha scelto la via cinese del capitalismo di Stato, anche se con qualche anno di ritardo, ottenendo analoghi risultati. Ospitato in un palazzo risalente al periodo coloniale, il museo regala la sensazione di gettare lo sguardo nel ripostiglio. Ma proprio questo, a ben vedere, offre l’opportunità di osservare il Vietnam “dall’altra parte”.

La guerra americana

Scorrendo le sale del museo d’arte contemporanea, si capisce quanto la guerra americana, come i vietnamiti chiamano il conflitto con gli Usa, sia stata fonte d’ispirazione per i pittori. Dalle scene cruente al soldato colto nel momento del riposo. Mai in quello del dubbio e del ripiegamento. Ma sono forse le immagini più scontate, quelle che ti aspetti. Meno scontato trovare dentro le cornici del museo, accanto alle sculture lignee della tradizione cinese, le principali correnti occidentali che hanno attraversato il Novecento. Dal cubismo all’impressionismo. Un piccolo villaggio sormontato da due alberi su fondo azzurroFino all’espressionismo, che nella pittura vietnamita si trasforma a tratti in una riscoperta dell’anima del mondo e della natura, e alla pop art, osservata quasi senza emozioni.

Le correnti del Novecento vietnamita

Negli stessi anni, o poco più tardi, in cui l’Occidente cercava i nuovi confini dell’arte, dall’altra parte del mondo si sperimentava una modernità importata, una sensibilità nuova filtrata dalla distanza: l’impressionismo come riaffermazione ed esaltazione del rapporto uomo-mondo e della finitezza umana, il cubismo come relativismo interiore, l’espressionismo come l’invasione del mondo nella dimensione dell’interiorità.

Il figurativismo vietnamita

Echi, sperimentazioni e suggestioni che però non hanno cambiato l’anima vietnamita. Se l’Occidente ha scelto la provocazione e l’abbandono del figurativismo che animano anche le ultime tendenze, i pittori vietnamiti sembrano aver attraversato il Novecento per poi deviare ma non cancellare del tutto il richiamo al reale osservato. Anche nelle tele più recenti si riconoscono le forme e i richiami al reale. Forme rivisitate, come quelle di Phan Thu Tran, pittore celebrato e riprodotto in copie quasi perfette da giovani talenti sconosciuti in ogni galleria turistica del centro di Saigon: forme che propongono un impressionismo naif, dove ogni colpo di pennello diventa una foglia di alberi dalla chioma rotonda e maestosa ma con una delicata colorazione pastello.

L’incursione in Italia

Qualche anno fa, nel 2013, curata dalla Lotus Gallery di Ho Chi Minh, diretta da madame Phuong, insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente francese Mitterand, e dall’Ambasciata del Vietnam di Roma in collaborazione con l’Associazione Toscana-Vietnam, una mostra di pittura contemporanea a Firenze sollevò attenzione e curiosità. Ben undici artisti, da Mai Long a Truong Dinh Hao, da Le Quan a Bao Hanh, esposero le loro tele offrendo un’immagine di inaspettata e insospettata modernità per chi, come noi europei, ha ancora un’immagine stereotipata del Vietnam, cristallizzata dalle pellicole hollywoodiane.

La contaminazione arriva nella cucina vietnamita

Si tratta di una modernità contaminata, ibrida, propria di un Paese in fase di veloce transizione, di boom economico. Una modernità dove anche i momenti figurativi denotano ricerca interiore, secondo una sensibilità tipicamente asiatica. E dove l’astrattismo si confonde con il surrealismo. Tutti indizi che ci dicono come sia ancora presto per dire dove sta andando l’arte contemporanea vietnamita. Ma curiosamente, di pari passo all’arte ha conquistato spazio negli ultimi anni anche la cucina vietnamita. sempre più consapevole delle proprie possibilità, sempre più alla ricerca di una strada nuova, anche se a volte in contrasto con la tradizione.

 

 

 

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